Agrivoltaico Obbligatorio: Opportunità Reale o Limite alla Transizione Energetica?

Agrivoltaico: una scelta strategica o un vincolo controproducente?

Il concetto di agrivoltaico, che unisce la produzione agricola a quella di energia solare, è una delle innovazioni più discusse nel panorama delle rinnovabili. Tuttavia, l’attuale orientamento normativo italiano, che di fatto lo impone come unica soluzione per il fotovoltaico su terreni agricoli, merita un’analisi critica. È davvero la strada maestra per la nostra transizione energetica, o rischia di diventare un errore concettuale con pesanti ripercussioni economiche e strategiche?

Questo articolo si propone di analizzare, con dati e argomentazioni concrete, perché una visione dogmatica a favore dell’agrivoltaico, specialmente quello “avanzato” con moduli sollevati, possa rivelarsi un limite allo sviluppo del fotovoltaico, anziché un acceleratore.

Il Quadro Normativo: Complessità e Scelte Indotte

La recente evoluzione legislativa (in particolare il Correttivo al Testo Unico FER e il DL Agricoltura) ha disegnato un perimetro molto preciso, che possiamo sintetizzare così:

  • Aree Idonee: In una porzione molto limitata di terreni agricoli (es. entro 300 metri da zone industriali o per progetti PNRR/CER), è possibile installare impianti fotovoltaici di vario tipo.
  • Aree NON Idonee: Nella stragrande maggioranza dei terreni agricoli italiani, l’unica opzione consentita è l’agrivoltaico, con una netta preferenza per le soluzioni con moduli “adeguatamente elevati da terra”.

In pratica, il fotovoltaico a terra tradizionale è stato escluso dalle aree agricole. Questa scelta normativa non è neutra: introduce complessità tecniche, amministrative e, soprattutto, diseconomie che rischiano di frenare gli investimenti e allontanarci dagli obiettivi di decarbonizzazione.

L’Equivoco di Fondo: Il Falso Conflitto tra Sole e Terra

Questa impostazione restrittiva nasce da una premessa errata: l’idea che il fotovoltaico a terra sia intrinsecamente in conflitto con l’agricoltura. Analizziamo e smontiamo i due principali “falsi miti” che alimentano questa convinzione.

Mito 1: Il Fotovoltaico “Ruba” Terra all’Agricoltura

Questa è l’obiezione più comune, ma è smentita dai numeri. Per raggiungere gli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), sarebbe sufficiente occupare circa lo 0,2% della superficie agricola totale italiana. Si tratta di una percentuale irrisoria, specialmente se confrontata con le vaste aree agricole incolte o abbandonate ogni anno. Il vero problema non è l’occupazione di suolo su scala nazionale, ma l’eventuale concentrazione anomala di impianti a livello locale. Questo fenomeno, però, non si governa vietando una tecnologia, ma attraverso una corretta pianificazione territoriale che imponga limiti locali e promuova una distribuzione equilibrata degli impianti su tutto il territorio.

Mito 2: I Pannelli a Terra Danneggiano il Suolo

Un’altra critica diffusa riguarda il presunto impatto negativo sul terreno: impermeabilizzazione, “sterilizzazione” e perdita di biodiversità. Anche in questo caso, numerosi studi dimostrano una realtà diversa:

  • Permeabilità: Un impianto ben progettato non impermeabilizza il terreno. L’acqua continua a filtrare nel suolo.
  • Impatto Ambientale: Le alterazioni al microclima (temperatura, umidità) sono minime, localizzate e, soprattutto, temporanee e completamente reversibili. A fine vita, l’impianto viene rimosso e il terreno ripristinato al suo stato originale.
  • Biodiversità: Paradossalmente, lasciando il terreno a riposo sotto i pannelli, si possono favorire la crescita di vegetazione spontanea e un aumento della biodiversità locale, a differenza delle pratiche agricole intensive.

Sfatati questi miti, cade il presupposto che giustifica l’esclusione del fotovoltaico a terra tradizionale, che torna ad essere un’opzione valida ed efficiente.

Due Modelli a Confronto: Pragmatismo vs. Ideologia

Immaginiamo un imprenditore agricolo di fronte a un bivio. Da un lato, la normativa lo spinge verso l’agrivoltaico avanzato; dall’altro, esiste un modello alternativo più pragmatico.

Modello 1: L’Agrivoltaico Avanzato (Imposto)

Questa soluzione prevede l’installazione di moduli fotovoltaici alti, sotto i quali continua l’attività agricola.

  • Contro: Comporta costi di installazione (CAPEX) e manutenzione (OPEX) significativamente più alti. La gestione integrata è complessa e l’efficienza agricola può essere compromessa dall’ombreggiamento. Il business plan è gravato da incertezze e rischi maggiori.
  • Pro: Mantiene la continuità agricola sulla stessa superficie, con potenziali sinergie (es. riduzione dello stress idrico per alcune colture).

Modello 2: Coesistenza Strategica (Fotovoltaico a Terra + Agricoltura)

Questa soluzione prevede di destinare una parte del terreno a un impianto fotovoltaico a terra tradizionale e la parte rimanente all’agricoltura.

  • Pro: Garantisce la massima efficienza e competitività nella produzione di energia, con un LCOE (costo livellato dell’energia) più basso. Offre la massima flessibilità gestionale, separando due business con logiche diverse. I rischi sono minimi e i ricavi dalla vendita di energia sono certi.
  • Contro: Riduce la superficie agricola totale (ma, come visto, l’impatto aggregato è trascurabile se ben pianificato).

Il confronto evidenzia come la seconda soluzione sia, nella maggior parte dei casi, più solida, meno rischiosa e più competitiva. Imporre la prima significa forzare il mercato verso una tecnologia più costosa e complessa.

Conclusione: Non Perdiamo i Vantaggi del Fotovoltaico

L’errore concettuale sta nel sacrificare le caratteristiche vincenti del fotovoltaico – semplicità, modularità, rapidità di installazione e basso costo – in nome di un’integrazione forzata che ne snatura l’essenza. Obbligare a scegliere soluzioni agrivoltaiche avanzate, complesse e costose, non solo rallenterà il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, ma rischia di creare un boomerang: se questi progetti si rivelassero poco redditizi o difficili da gestire, potrebbero gettare discredito sull’intero settore solare.

L’agrivoltaico è un’opzione interessante da valutare caso per caso, non un dogma da imporre. La strada per una transizione energetica rapida ed efficace passa per un approccio tecnologicamente neutro, che permetta di scegliere la soluzione più efficiente e competitiva in ogni specifico contesto. Vietare il fotovoltaico a terra tradizionale sui terreni agricoli è una scelta che non possiamo permetterci.

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