Un paradosso tutto italiano: rete elettrica “piena” su carta, potenziale solare bloccato
L’Italia ha un obiettivo ambizioso: accelerare la transizione energetica attraverso le fonti rinnovabili, con il fotovoltaico in prima linea. Eppure, centinaia di progetti, specialmente di grande taglia (utility-scale), sono fermi da anni, bloccati da un nemico invisibile e burocratico: la saturazione virtuale della rete elettrica. Non si tratta di un limite fisico, ma di una distorsione amministrativa che ha creato un ingorgo normativo, impedendo a gigawatt di energia pulita di essere immessi nel sistema. Oggi, un nuovo quadro normativo basato sulle connessioni flessibili promette di essere la chiave per smantellare questo paradosso e liberare il vero potenziale solare del nostro Paese.
Cos’è la saturazione virtuale e perché frena il fotovoltaico?
Immaginiamo la rete elettrica come un’autostrada. La saturazione virtuale è come dichiarare l’autostrada “piena” non in base al traffico reale, ma sommando tutte le auto che hanno semplicemente *chiesto* di poter entrare, anche in futuro. Questo è ciò che accade oggi: i gestori di rete, seguendo il principio del “first come, first served”, sommano la potenza di *tutte* le richieste di connessione pendenti. Quando questa somma teorica supera la capacità di un nodo di rete, quel nodo viene dichiarato saturo, bloccando ogni nuova richiesta.
Le conseguenze sono state devastanti:
- Code infinite: A inizio 2025, le richieste di connessione per il solo fotovoltaico superavano i 350 GW, una cifra sproporzionata rispetto agli obiettivi del PNIEC, gonfiata da richieste speculative che occupano capacità di rete “su carta”.
- Progetti autorizzati al palo: Impianti già approvati e pronti a partire non possono essere allacciati alla rete, creando incertezza per gli investitori e rallentando la decarbonizzazione.
- Distorsioni territoriali: Regioni come Sicilia e Sardegna risultano iper-sature di richieste, mentre altre aree del Centro-Nord hanno ancora capacità inutilizzata.
Come sottolineato da esperti del settore come Maurizio Delfanti del Politecnico di Milano, il problema non è la mancanza di capacità fisica della rete, ma un meccanismo che ha trasformato la richiesta di connessione in un prerequisito per l’autorizzazione, intasando il sistema.
La svolta normativa: DL Energia e Direttiva UE introducono le connessioni flessibili
Per scardinare questo sistema, il nuovo DL Energia e il recepimento di una direttiva europea introducono un cambio di paradigma radicale, agendo su due fronti principali.
1. Connessione flessibile con curtailment dinamico
Il principio è semplice ma rivoluzionario: permettere agli impianti di connettersi alla rete anche in nodi formalmente saturi, a patto di accettare limitazioni controllate e temporanee dell’energia immessa. Questo meccanismo, noto come curtailment dinamico, trasforma la connessione da un diritto statico e rigido a un servizio gestito attivamente.
Invece di un “no” secco, il produttore riceve un “sì, a condizione che…”. Il curtailment verrebbe attivato solo nelle poche ore dell’anno in cui la rete è realmente sotto stress, tipicamente nelle ore centrali delle giornate di sole, quando la produzione fotovoltaica è massima e i prezzi dell’energia tendono già a zero. L’impatto economico per i produttori sarebbe così minimizzato, a fronte del grande vantaggio di poter finalmente avviare l’impianto.
2. Inversione del processo: prima l’autorizzazione, poi la connessione
La seconda mossa strategica è “ripulire” le code dalle richieste speculative. La nuova normativa stabilisce che la prenotazione effettiva della capacità di rete avverrà solo per gli impianti che hanno già ottenuto le autorizzazioni. Le vecchie richieste non validate e prive di titolo abilitativo perderanno efficacia, liberando una capacità enorme che oggi esiste solo sulla carta. Terna sarà tenuta a pubblicare trimestralmente la capacità reale disponibile in ogni area, garantendo trasparenza agli operatori.
Da reattiva a proattiva: la nuova visione della rete elettrica
Questa riforma non è solo un aggiustamento tecnico, ma l’inizio di una trasformazione culturale nella gestione della rete. Si passa da un modello passivo del “fit and forget” (installa e dimentica) a una gestione attiva e intelligente in tempo reale, simile a quella che Terna già adotta per la rete di trasmissione.
Inoltre, si spinge per una pianificazione proattiva: la rete non deve più “inseguire” lo sviluppo delle rinnovabili, ma anticiparlo. Nelle aree identificate come idonee e in quelle ad alto potenziale, la rete dovrà essere potenziata *prima* che arrivino gli impianti, per farsi trovare pronta ad accogliere l’energia pulita.
Sfide e prospettive future
Il successo di questa rivoluzione dipenderà dalla capacità di ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) di definire rapidamente un quadro regolatorio chiaro e stabile. Sarà cruciale stabilire regole trasparenti per il curtailment e meccanismi di compensazione equi, che incentivino i gestori di rete a rispettare i piani di sviluppo.
Sebbene la “pulizia” delle code possa generare contenziosi, il percorso è tracciato. Le connessioni flessibili rappresentano un passo fondamentale per sbloccare centinaia di progetti fotovoltaici, accelerare gli investimenti e allineare finalmente la capacità impiantistica italiana agli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione europei. Per il settore solare si apre una nuova era, più dinamica, intelligente e finalmente libera da vincoli burocratici.
