La transizione energetica italiana naviga in acque complesse, e il settore dell’eolico offshore si trova oggi al centro di una revisione strategica che potrebbe ridefinirne il futuro. Il recente intervento del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha messo in luce le criticità del Decreto FER 2, un provvedimento chiave per lo sviluppo delle fonti rinnovabili innovative, annunciando la necessità di “correzioni” sostanziali.
Il Cuore del Problema: Una Tariffa Unica per Tecnologie Diverse
Il nodo cruciale che ha di fatto bloccato l’iter del decreto riguarda il meccanismo di incentivazione per i parchi eolici in mare. La bozza attuale prevede una tariffa unica di 185 euro per MWh, valida per 25 anni, senza distinguere tra le due principali tipologie di impianti offshore:
- Eolico a fondazione fissa (o “palificato”): Ancorato direttamente al fondale marino, è una tecnologia matura e più economica, adatta a profondità limitate.
- Eolico flottante (floating): Montato su piattaforme galleggianti, permette di sfruttare venti più forti e costanti in acque profonde, ma presenta costi di installazione e manutenzione significativamente più elevati.
Come sottolineato dal Ministro Pichetto, applicare la stessa tariffa a due tecnologie con profili di costo così divergenti “oggi non sta più in piedi”. Questa impostazione rischia di rendere non competitivi i progetti a fondazione fissa e, al contempo, insufficientemente remunerativi quelli flottanti, paralizzando di fatto lo sviluppo di un settore con un potenziale enorme per il nostro Paese.
La Soluzione Proposta: Verso un Sistema a Doppia Tariffa
La strada indicata dal governo è quella di una profonda revisione del decreto per introdurre due tariffe d’asta distinte, una per gli impianti fissi e una per quelli galleggianti. Questa modifica, sebbene logica e necessaria per creare un mercato sano e competitivo, comporta un inevitabile allungamento dei tempi.
Ogni cambiamento sostanziale al meccanismo di incentivazione richiederà infatti un nuovo confronto con la Commissione Europea per la validazione degli aiuti di Stato. Un passaggio obbligato che rischia di posticipare ulteriormente l’avvio delle procedure competitive per l’assegnazione dei 3,8 GW di potenza previsti dal decreto entro il 2028.
Il Rischio dei Ritardi e il Contesto Europeo
L’Italia sconta già un notevole ritardo nello sviluppo dell’eolico offshore. Mentre i nostri mari attendono regole chiare e stabili, il resto d’Europa accelera. Il recente patto siglato per lo sviluppo di ben 300 GW di impianti nel Mare del Nord è un chiaro segnale della direzione intrapresa a livello continentale.
Le correzioni al FER 2 sono indispensabili per garantire la sostenibilità economica dei futuri progetti, ma è altrettanto cruciale che il processo di revisione sia rapido ed efficace. La sfida per l’Italia è duplice: definire un quadro normativo equo e stimolante e, allo stesso tempo, recuperare il tempo perduto per non mancare l’appuntamento con gli obiettivi di decarbonizzazione e indipendenza energetica.
