Il Futuro dell’Eolico Offshore Italiano Appeso a un Filo
L’Italia si trova a un bivio cruciale per la sua transizione energetica. Con un potenziale immenso per lo sfruttamento dell’energia eolica in mare aperto, il settore dell’eolico offshore potrebbe diventare un pilastro della nostra strategia di decarbonizzazione. Tuttavia, questo gigante energetico rischia di rimanere dormiente, imbrigliato nelle maglie di un decreto che, anziché incentivare, sta creando una barriera quasi insormontabile: il decreto Fer 2.
Mentre gli investitori internazionali guardano con interesse alle coste italiane, i ritardi e le criticità normative stanno minando la fiducia e mettendo a rischio miliardi di euro di investimenti, oltre a un’opportunità irripetibile di sviluppo industriale e occupazionale, specialmente nel Mezzogiorno.
Il Nodo della Tariffa: 185 €/MWh, una Cifra che non Convince
Il cuore del problema risiede nella tariffa incentivante unica fissata a 185 €/MWh per 25 anni. Questo valore, stabilito senza una distinzione fondamentale tra le diverse tecnologie, sta causando un vero e proprio stallo. La cifra potrebbe forse essere adeguata per gli impianti a fondazione fissa (bottom-fixed), ma risulta del tutto insufficiente per la tecnologia flottante (floating), che rappresenta la vera frontiera per i mari profondi come il Mediterraneo.
Secondo gli esperti del settore, rappresentati da associazioni come Aero, proporre una tariffa unica in queste condizioni rischia di rappresentare la “pietra tombale” per lo sviluppo dell’eolico flottante in Italia, prima ancora che possa decollare.
A complicare ulteriormente il quadro, la decisione di spostare anche gli impianti fissi oltre le 12 miglia nautiche dalla costa aumenta inevitabilmente i costi di installazione e manutenzione, rendendo la tariffa di 185 €/MWh ancora più sfidante. Il paragone con altri Paesi europei è impietoso: nel Regno Unito, ad esempio, le aste hanno raggiunto tariffe vicine ai 250 €/MWh, riconoscendo i costi reali di questa complessa tecnologia.
I Costi dell’Incertezza: Investitori in Fuga e Sviluppo a Rischio
Questa situazione di stallo non è una novità. Da oltre un anno e mezzo le associazioni di categoria segnalano queste criticità, ma le risposte tardano ad arrivare. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha accennato a possibili “correzioni”, che però richiederebbero un nuovo, lungo negoziato con la Commissione Europea.
Nel frattempo, gli investitori, che hanno già speso centinaia di milioni di euro in studi di fattibilità, analisi ambientali e progettazione, sono stanchi di attendere. Il 2026 è indicato come l’anno limite: senza un quadro normativo chiaro, credibile e remunerativo, il rischio concreto è una fuga di capitali e l’apertura di contenziosi legali contro lo Stato.
Un’Opportunità da Non Perdere: I Benefici Economici e Sociali dell’Offshore
Rinunciare all’eolico offshore non significa solo mancare gli obiettivi climatici. Significa rinunciare a un’enorme opportunità di crescita economica e sociale. Analisi approfondite, condotte in collaborazione con primari istituti universitari, stimano che:
- Ogni euro investito nel settore può generare tre euro di valore socio-economico.
- Lo sviluppo di 3,8 GW (la potenza coperta dal Fer 2) creerebbe circa 11.000 posti di lavoro per i primi cinque anni e migliaia di occupati stabili per i successivi 25 anni.
- I porti del Sud Italia, come Taranto e Augusta, potrebbero diventare hub strategici per la produzione e l’assemblaggio di componenti, servendo l’intero bacino del Mediterraneo.
E il costo per i cittadini? Contrariamente a quanto si possa pensare, l’impatto sulle bollette sarebbe minimo. Si stima un aumento di circa un euro al mese per famiglia media, un prezzo esiguo a fronte di benefici enormi in termini di indipendenza energetica, stabilità dei prezzi e sviluppo industriale.
La Sfida Ora è Politica
L’Italia ha già 2,3 GW di progetti autorizzati e altri sono in arrivo. Il potenziale per soddisfare e superare gli obiettivi del Fer 2 è concreto e a portata di mano. La tecnologia esiste, gli investitori ci sono, e i benefici sono evidenti. La vera sfida, ora, è la volontà politica di agire rapidamente per correggere il tiro, sbloccare le aste e permettere al gigante dell’eolico offshore di svegliarsi, spingendo l’Italia verso un futuro energetico più pulito e prospero.
